Open World · Action Ottobre 13, 2026

Horizon Zero Dawn recensione PS4: diventare Aloy

Horizon Zero Dawn ti mette nei panni di Aloy, una reietta che cerca la verità sulle proprie origini. Lo fa in una Terra futura dove tribù primitive convivono con colossali macchine animali. Su PS4 colpiscono la caccia tattica guidata dal Focus, un mondo coerente in ogni dettaglio e una storia di fantascienza adulta e sorprendente. Pesano invece le secondarie ripetitive, i volti rigidi e un corpo a corpo povero. Il voto resta quello di allora: 8,5 su 10.

ARTICOLO DIIacopo Vignali•10 MIN DI LETTURA

Horizon Zero Dawn su PS4: la recensione di chi ha guardato il mondo con gli occhi di Aloy

Prima di tutto, chiudi gli occhi

Hai sei anni. Sei scivolata in una crepa della montagna e la luce, lassù, è una ferita sottile.

Sotto i tuoi piedi il pavimento è liscio. Troppo liscio per essere roccia. Le pareti sono fredde, dritte, coperte di simboli che nessuno della tua tribù sa leggere.

Accanto a uno scheletro trovi un piccolo triangolo di metallo. Lo appoggi alla tempia. E il mondo si accende: linee, numeri, voci di persone morte da mille anni.

Nessuno ti ha mai detto chi sei. I Nora ti chiamano reietta e ti voltano le spalle quando passi. Ma adesso hai qualcosa che nessuno di loro possiede.

Adesso puoi vedere.

È in questo momento che Horizon Zero Dawn smette di essere un videogioco e diventa una pelle da indossare. Io l’ho indossata su PS4, nel 2017. Non me la sono più tolta. Questo articolo è un invito a fare lo stesso.

Chi è Aloy, e perché è così facile diventarla

Una reietta, non una prescelta

Molti eroi degli open world nascono già speciali. Aloy no. Aloy nasce sbagliata.

Cresce ai margini della tribù con Rost, un altro emarginato. Da lui impara due cose: a cacciare e a non chiedere il permesso a nessuno.

Guerrilla costruisce l’immedesimazione con intelligenza. Non ti racconta la solitudine di Aloy: te la fa vivere. Il prologo da bambina dura poco, ma basta. Quando un altro bambino le tira un sasso, quel sasso colpisce anche te.

La domanda che ti porti dietro

Il motore di tutto il gioco è una domanda semplicissima: chi era mia madre?

È una domanda piccola, quasi privata. Ed è proprio per questo che funziona. Il mondo intorno a te ha dimenticato perfino cosa fosse una città. Aloy, invece, cerca qualcosa di umano. Una faccia, un nome, un motivo.

Così ogni scoperta archeologica diventa una scoperta personale. Ogni rovina è un pezzo di famiglia.

Una voce che non chiede scusa

Aloy è curiosa, ironica, testarda. Fa domande scomode ai capi tribù e non abbassa lo sguardo davanti ai sacerdoti.

Nei dialoghi puoi renderla più empatica, più razionale o più dura. La trama non cambia, ma cambia il modo in cui abiti il personaggio. Dopo venti ore quelle risposte smettono di sembrarti opzioni. Diventano il tuo carattere.

Il mondo: una Terra che ha dimenticato di essere stata nostra

Mille anni dopo la fine

Il colpo di genio di Horizon è il contrasto. Davanti a te ci sono tribù con lance e pellicce. Sopra di te volano macchine a forma di rapace. Tra le felci spuntano scheletri di grattacieli e autostrade inghiottite dalla foresta.

Il gioco ti mette in una posizione stranissima. Tu riconosci quei resti. Aloy no.

Tu sai cos’è una tazza da caffè. Lei la trova in una rovina e la studia come un reperto sacro. Questo scarto è il cuore dell’immersione. Non stai solo esplorando un mondo: stai scoprendo che è il tuo, visto da lontanissimo.

Tribù, culture e fedi

Nora, Carja, Oseram, Banuk. Ogni popolo ha i suoi colori, i suoi tabù e la sua idea di cosa siano le macchine.

I Nora venerano la Madre di Tutti, la montagna sacra. I Carja adorano il Sole e su quel culto hanno costruito un impero. La loro capitale, Meridian, svetta su un altopiano ed è uno dei luoghi più belli della generazione PS4.

Il worldbuilding non vive solo nei panorami. Vive nei mercanti, nei canti, nelle armature, nei piccoli dialoghi di passaggio. Raramente un open world mi ha fatto venire così tanta voglia di leggere tutto.

Le macchine: la caccia come linguaggio

Il Focus cambia tutto

Torniamo a quel triangolo di metallo. Il Focus è lo strumento con cui Aloy legge il mondo. È anche il modo in cui tu impari a combattere.

Premi R3 e la realtà si scompone. Compaiono punti deboli, componenti staccabili, percorsi di pattuglia, vulnerabilità agli elementi. Ogni macchina diventa un enigma vivente.

Qui l’immedesimazione diventa fisica. Aloy è una cacciatrice che osserva prima di colpire. Il gioco ti costringe a fare esattamente lo stesso.

Strappare, legare, ribaltare

La prima volta che stacchi il lanciadischi dalla schiena di un Thunderjaw e glielo punti contro, capisci tutto. Le frecce di Horizon non servono solo a fare danno. Servono a smontare.

Puoi legare una macchina al suolo con le funi. Puoi piazzare trappole sul suo percorso. Puoi incendiare il serbatoio di un Sawtooth e guardarlo esplodere da dietro un cespuglio.

Con la sovrascrittura, poi, il nemico cambia schieramento. Diventa un alleato in battaglia o una cavalcatura per attraversare le praterie.

La paura giusta

Il bestiario è uno dei più riusciti di sempre. I Watcher, piccoli e nervosi, sono la tua scuola. Poi arrivano gli Stalker che si mimetizzano, gli Stormbird che piombano dal cielo, i Thunderjaw che sembrano carri armati con le zanne.

Ogni nuova macchina mette ansia. E quell’ansia è preziosa.

A difficoltà alta ogni incontro chiede preparazione. Scegli l’arco, controlli le munizioni, decidi da dove attaccare. È quello che farebbe una cacciatrice vera. Ed è quello che finisci per fare tu, senza accorgertene.

Esplorare: perdersi, ma con un motivo

Il mondo in verticale

I Tallneck sono giraffe meccaniche alte come torri. Arrampicarsi sul loro collo per svelare la mappa è una formula già vista altrove. Qui, però, ha un sapore diverso.

In cima c’è il vento. C’è il silenzio. C’è una valle che si apre sotto di te. È uno dei momenti più “Aloy” dell’intera avventura: sola, in alto, davanti a un mondo che non capisce ancora.

I Calderoni

I Calderoni sono dungeon nascosti nelle montagne. Sono cattedrali di metallo in cui nascono le macchine. Entrarci è come scendere nel ventre di un animale enorme.

In fondo ti aspetta sempre uno scontro importante. La ricompensa è la possibilità di sovrascrivere nuove macchine, e quindi di cambiare il tuo modo di cacciare.

Le missioni secondarie

Qui il gioco inciampa. Molte secondarie seguono uno schema prevedibile: parla, segui le tracce col Focus, combatti, torna indietro.

Alcune storie sono belle e perfino toccanti. La struttura, però, sorprende di rado. È il primo open world di Guerrilla, e si sente.

La storia: da qui in poi si scava

⚠️ Spoiler. Questa sezione tocca i misteri principali della trama. Se non hai mai giocato Horizon Zero Dawn, salta direttamente al comparto tecnico.

Quello che il mondo ha perso

Sotto la storia di Aloy ce n’è un’altra, molto più grande. Uno sciame di macchine da guerra autonome, capaci di replicarsi da sole, ha divorato la vita sulla Terra.

Il Progetto Zero Dawn non doveva salvare l’umanità di allora. Doveva farla rinascere, molto tempo dopo.

Il gioco te lo racconta con ologrammi, registri audio e file di testo. Poteva essere un muro di spiegazioni. È invece uno dei racconti di fantascienza più potenti mai visti in un videogioco. Lo ascolti con lo stomaco chiuso, perché sai che quelle voci non ce l’hanno fatta.

Elisabet Sobeck

La risposta alla domanda di Aloy ha un nome: Elisabet Sobeck. Non una madre nel senso classico. Qualcosa di più vertiginoso.

Scoprirlo insieme ad Aloy, attraverso il suo sguardo e i suoi silenzi, è un momento che non dimenticherò. E la scena dopo i titoli di coda, davanti alle rovine di una casa, chiude il cerchio con una delicatezza rara.

Chi l’ha giocata sa. Chi non l’ha giocata merita di arrivarci senza sapere altro.

GAIA, HADES e Sylens

GAIA è l’intelligenza artificiale che doveva guidare la rinascita. HADES è la funzione nata per distruggere, ora fuori controllo. Il loro scontro dà forma all’ultimo atto.

In mezzo c’è Sylens, doppiato in originale dal compianto Lance Reddick. È uno dei personaggi più ambigui e affascinanti dell’intera saga. Non ti fidi mai di lui. Eppure ogni volta che parla, ascolti.

Il comparto tecnico su PS4

Un piccolo miracolo del 2017

Su PS4 Horizon Zero Dawn è stato, per molti, la prova che la console aveva ancora tanto da dire. Il Decima Engine regala tramonti, tempeste e foreste che reggono il confronto ancora oggi.

Sulla console base gira a 1080p e 30 fotogrammi al secondo, con una stabilità più che buona. Su PS4 Pro arrivano il 4K in checkerboard e il supporto HDR. La modalità foto, infine, è un invito costante a fermarsi e guardare.

Dove mostra l’età

I volti nei dialoghi sono il punto debole. Le animazioni facciali dei comprimari sono rigide, a tratti quasi da manichino. Aloy e i personaggi principali reggono meglio, ma la differenza si nota.

Anche il corpo a corpo è povero: pochi colpi, poche combo, poca soddisfazione. Contro gli avversari umani l’intelligenza artificiale è spesso ingenua. Dopo aver affrontato un Thunderjaw, un bandito nascosto dietro un muretto sembra quasi un errore di calendario.

Il suono della caccia

La colonna sonora di Joris de Man e The Flight mescola percussioni tribali, cori ed elettronica. Il risultato è antico e futuristico insieme, proprio come il mondo di Aloy.

Il design sonoro delle macchine merita una menzione a parte. Dopo qualche ora le riconosci dal verso, prima ancora di vederle. È un dettaglio che ti trasforma davvero in cacciatrice.

The Frozen Wilds: il freddo che serviva

L’espansione The Frozen Wilds, uscita a novembre 2017, porta Aloy a nord, nelle terre ghiacciate dei Banuk. È più breve del gioco base, ma anche più compatta e sicura di sé.

Ci trovi macchine durissime, una storia legata a una nuova intelligenza artificiale e paesaggi innevati splendidi. Se giochi la Complete Edition, non saltarla.

Focus · Scansione completata

Pro e contro

Punti di forza e punti deboli, analizzati come Aloy studia una macchina prima di colpirla.

Componenti integri · 05

Cosa funziona

  • Un mondo "post-post-apocalittico" originale e coerente in ogni dettaglio
  • La caccia alle macchine, tattica e spettacolare
  • Una storia di fantascienza adulta, che ti resta addosso
  • Aloy: una protagonista curiosa e credibile, facile da abitare
  • Direzione artistica, colonna sonora e tecnica di altissimo livello su PS4

Punti deboli rilevati · 04

Cosa non funziona

  • Missioni secondarie ripetitive nella struttura
  • Animazioni facciali rigide nei dialoghi
  • Corpo a corpo povero e IA umana poco reattiva
  • Formula open world ancora acerba (torri, accampamenti, collezionabili)

Verdetto finale

Il verdetto: 8,5 su 10

Il mio voto, oggi come allora

Nel 2017 gli ho dato 8,5. Ripensandoci oggi, lo confermo senza esitare.

Perché non 9

Non è un 9 perché l'impalcatura open world è ancora quella di uno studio al primo tentativo. Le secondarie, il corpo a corpo e i volti lo tengono un passo sotto i capolavori.

Perché non 8

Non è un 8 perché pochi giochi riescono a farti sentire un'altra persona. Horizon Zero Dawn ci riesce. Ti mette un arco in mano, un Focus sulla tempia e una domanda nel petto. Poi ti lascia andare.

Diario del cacciatore

La mia opinione: perché Aloy resta

Ci sono personaggi che controlli. E ci sono personaggi che, per qualche settimana, sei.

Aloy appartiene alla seconda categoria. Non per merito di una trovata tecnica, ma per una scelta di scrittura precisa: ti fa scoprire il mondo nello stesso momento in cui lo scopre lei. Non sei mai un passo avanti. Non sei mai un passo indietro. Sei accanto a lei, anzi dentro di lei.

Ricordo ancora la sera in cui ho finito la storia principale. Ho spento la PS4 e sono rimasto qualche minuto a guardare lo schermo nero. Non succede spesso.

Oggi il gioco esiste anche in versione Remastered per PS5, uscita nel 2024, che importa i salvataggi PS4. Ma se hai ancora la vecchia console sotto il televisore, sappi una cosa: Horizon Zero Dawn su PS4 è ancora un viaggio che vale la pena fare.

— Iacopo Vignali

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