The Blood of Dawnwalker, recensione: il vampiro che raccoglie l’eredità di The Witcher
Di Iacopo Vignali – Recensione ufficiale Reloadz.it
Ci sono giochi che recensisci. E poi ci sono giochi che scegli come prima recensione ufficiale del tuo sito. Per Reloadz.it la scelta non poteva che cadere su The Blood of Dawnwalker, l’esordio di Rebel Wolves.
Ho alle spalle circa 20 ore di gioco nette. Abbastanza per avere un’idea chiara di cosa sia questo titolo. E abbastanza per dirvi, senza giri di parole, che ci troviamo davanti a un’opera stupenda.
Tranquilli: in questa recensione non ci sono spoiler. Parlerò di atmosfera, gameplay, sistemi e qualche difetto tecnico. La trama la lascio scoprire a voi.
Chi c’è dietro: gli ex di The Witcher tornano a casa
Rebel Wolves è uno studio polacco nato nel 2022. A fondarlo è stato Konrad Tomaszkiewicz, il director di The Witcher 3: Wild Hunt. Attorno a lui c’è un team di veterani di CD Projekt Red, reduci da The Witcher e Cyberpunk 2077.
Il gioco è pubblicato da Bandai Namco e gira su Unreal Engine 5. È disponibile dal 3 settembre 2026 su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S.
Con un curriculum del genere, il paragone con Geralt è inevitabile. E infatti la prima sensazione, pad alla mano, è di familiarità. Ma bastano poche ore per capire che Rebel Wolves non ha voluto fare un clone. Ha voluto fare il suo gioco.
La trama: Valle Sangora, 1345
Siamo nel 1345, in una regione immaginaria dei Carpazi chiamata Valle Sangora. La peste nera sta divorando l’Europa. Il potere locale risponde con il fuoco e la paura.
In questo scenario si muove Coen, un giovane uomo che fugge per salvare la sua famiglia. Il destino però ha altri piani per lui. Coen diventa un Dawnwalker: umano di giorno, vampiro di notte.
Non vi dirò altro. Posso però dirvi che la scrittura è il vero punto di forza. I dialoghi sono maturi, i personaggi secondari hanno spessore e le scelte morali pesano davvero. Si sente la mano di chi ha scritto alcune delle quest più amate della storia del gioco di ruolo.
Il tempo come nemico
Il cuore dell’esperienza è un’idea tanto semplice quanto brillante. Coen ha 30 giorni per compiere la sua missione. Ogni giornata è divisa in segmenti di tempo, metà di giorno e metà di notte.
Molte attività consumano tempo. Alcune sono disponibili solo con la luce, altre solo col buio. Questo vi costringe a scegliere. Seguire una quest secondaria? Esplorare quella rovina? Oppure tornare alla trama principale?
All’inizio questa pressione mi ha messo un po’ d’ansia. Dopo qualche ora, invece, l’ho trovata geniale. Ogni decisione ha un costo. E il mondo non vi aspetta.
Le prime ore: un inizio che morde
Le prime ore sono una lezione di ritmo. Il prologo vi getta subito nel dramma, senza tutorial infiniti. Le meccaniche vengono introdotte in modo naturale, una alla volta.
Dopo il prologo, Valle Sangora si apre. Ed è qui che scatta il colpo di fulmine. Villaggi fangosi, foreste nebbiose, castelli arroccati sulle montagne. L’atmosfera è cupa, sporca, terribilmente credibile.
Il mondo di gioco è più compatto rispetto a quello di The Witcher 3. Per me è un pregio. Ogni zona è densa, ogni deviazione nasconde qualcosa. Non ho mai avuto la sensazione di riempitivo.
Gameplay: due forme, due modi di giocare
Qui Rebel Wolves mostra la sua personalità. Coen non è un personaggio, sono due personaggi in uno.
Coen di giorno: l’umano
Di giorno Coen è più vulnerabile. Combatte con spade e armi da mischia e usa la magia. Il sistema di combattimento si basa su una parata direzionale: leggere l’attacco nemico e rispondere nel verso giusto è fondamentale.
Nelle prime ore il combat può sembrare rigido. Poi capisci il sistema, e tutto cambia. Diventa tattico, ragionato, molto soddisfacente.
Coen di notte: il vampiro
Quando cala il sole, le regole cambiano. Coen diventa un predatore. I poteri vampirici lo rendono più forte, più veloce e più letale.
La notte porta con sé anche la verticalità. Il parkour vi permette di scalare muri e tetti con fluidità. Si esplora in modo completamente diverso.
C’è però un rischio. Se la salute di Coen scende troppo, la sete di sangue può prendere il sopravvento. Anche durante un dialogo. Vi lascio immaginare le conseguenze.
La crescita del personaggio
Il sistema di progressione è profondo. Potete sviluppare separatamente il ramo umano e quello vampirico. Le build diurne e notturne vanno pensate in parallelo.
È qui che si vede la differenza con The Witcher. Le dinamiche sono simili, ma l’identità è tutta di Rebel Wolves. La dualità di Coen non è un gimmick: condiziona esplorazione, combattimento, dialoghi e scelte.
Comparto tecnico: bello, ma non perfetto
Sul piano visivo The Blood of Dawnwalker è spesso splendido. L’illuminazione di Unreal Engine 5 dà il meglio nelle transizioni tra giorno e notte. I volti dei personaggi sono espressivi, le ambientazioni ricche di dettagli.
La colonna sonora merita una menzione a parte. È cupa, folk, ispirata alla tradizione dell’Est Europa. Accompagna perfettamente il tono del gioco.
Glitch e bug riscontrati
Non tutto però è perfetto. Nelle mie 20 ore ho incontrato alcuni problemi tecnici:
Le criticità tecniche da tenere d’occhio
Anche nella Carpathia più affascinante, qualche crepa tecnica riesce a emergere. Passa il cursore sulle schede per analizzare i punti più delicati.
Frame rate
Quando il sangue mette alla prova il motore, qualche calo di frame rate nelle zone più affollate.
LOAD // MEDIUMPop-in
Tra nebbia, foreste e fortezze della Carpathia, occasionali fenomeni di pop-in di vegetazione e texture durante gli spostamenti rapidi.
STREAM // VARIABLEClipping
Persino le ombre mostrano qualche crepa: compenetrazioni poligonali di capelli e mantelli.
PHYSICS // MINORAnimazioni PNG
Non ogni anima della notte convince allo stesso modo: animazioni dei PNG a volte legnose nei dialoghi secondari.
NPC // SECONDARYNulla di grave o che rovini l’esperienza. Nessun crash, nessun bug bloccante nelle quest. Parliamo di sbavature che una patch può sistemare, e che non intaccano il giudizio complessivo.
Il mio giudizio personale
Lo dico senza esitazione. The Blood of Dawnwalker è il miglior erede spirituale di The Witcher 3 che potessimo sperare.
Rebel Wolves ha preso tutto ciò che sapeva fare. Scrittura adulta, mondo credibile, scelte che contano. Poi ci ha costruito sopra qualcosa di nuovo. Il sistema dei 30 giorni e la doppia natura di Coen gli danno un’identità precisa e riconoscibile.
Non è un gioco per tutti. Chi cerca un action frenetico potrebbe trovarlo lento. Chi odia la pressione del tempo potrebbe soffrire. Ma se amate i giochi di ruolo narrativi, qui troverete un’avventura che vi resterà dentro.
Ed è solo il primo capitolo di una nuova saga. Se questo è l’inizio, il futuro di Rebel Wolves è luminoso. Anzi, visto il protagonista, forse è meglio dire oscuro.
Voto Reloadz: 9/10
The Blood of Dawnwalker è un debutto straordinario. Gli ex di The Witcher non si sono limitati a ripetersi: hanno trovato una voce tutta loro.
Un’opera cupa, coraggiosa e affascinante, che merita un posto nella libreria di ogni appassionato di RPG.
Una nuova voce nell’oscurità. E vale la pena ascoltarla.
E voi? State già giocando The Blood of Dawnwalker? Avete scelto di vivere Coen più come uomo o come vampiro? Scrivetelo nei commenti: voglio sapere com’è andata la vostra Valle Sangora. E se questa prima recensione ufficiale vi è piaciuta, condividetela e seguite Reloadz.it per non perdervi le prossime!


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